Come lo Stress influisce su di noi
Per poter comprendere come possiamo fare ad aiutare noi stessi e gli altri negli stress sarà utile esaminare i modi principali con i quali il nostro corpo reagisce agli stress. Sebbene noi siamo tutti individui e le cose che ci disturbano differiscono causando reazioni diverse nel corpo, ci sono stati certi schemi comuni di cambiamento che si verificano nel corpo.
Il seguente sommario di schemi di reazione è tolto dal volumetto di N. Joeckel: “Dite sì allo stress”.
Hans Selye, il padre della ricerca sullo stress, scoprì che c’e un processo comune a tutti gli stress: reazioni corporee di base che sono essenzialmente uguali in tutti. Egli chiamò questa reazione la Sindrome generale di adattamento (S.G.A.) e dimostrò che essa comincia a funzionare dentro di noi non appena ci rendiamo conto che dobbiamo far fronte a un cambiamento.
STADIO 1: ALLERTA
Quando ci esponiamo a uno stress istantaneamente il cervello segnala al corpo di immettere nel sangue ormoni da stress dalle ghiandole dove vengono prodotti e raccolti. Questi ormoni vengono trasportati in tutte le parti del corpo. Essi producono cambiamenti del metabolismo ma ce ne sono due che sono particolarmente importanti da comprendere. Prima di tutto la circolazione sanguina comincia a diminuire nel tratto digerente e ad inondare invece i muscoli dello scheletro. Là gli ormoni da stress sono affaccendati a preparare ogni cellula per generare più energia.
Secondo, il rifornimento di sangue alla corteccia cerebrale (parte anteriore del cervello) diminuisce.
Ciò chiude aree non essenziali del cervello ed “incanala” i nostri procedimenti di pensiero.
Ora siamo pronti per reagire. Se il motivo stressante è debole e il bisogno di risposta scarso il procedimento si spegne dopo la fase iniziale. Noi ritorniamo normali. Ma se il motivo stressante persiste o se il bisogno di reagire è forte noi passiamo al secondo stadio della S.G.A.
STADIO 2: RISPOSTA
La designazione comune di questo stadio è “Colpisci e fuggi”. In esso tentiamo di affrontare il motivo di stress e di proteggere il nostro benessere.
In linea di massima le nostre scelte sono dirette: accettiamo i cambiamenti quando possiamo, li evitiamo quando non possiamo accettarli, li combattiamo se non possiamo farne a meno, ci sottomettiamo se siamo costretti.
Supponiamo di aver deciso di combattere contro un cambiamento. Allora automaticamente il cervello invia sangue in più alla faccia, al collo e al torace. Ciò prepara la parte4 superiore del corpo a lottare fisicamente. Fa anche arrossire i nostri volti quando siamo in collera. Nella fuga la circolazione viene ritirata dal volto, dal collo e dal torace e fornita a braccia e gambe per correre.
Ecco perché i nostri volti impallidiscono se abbiamo paura.
Il corpo attiva questo processo anche se siamo soltanto in collera o spaventati ma non ci muoviamo.
Ecco perché gli sconvolgimenti emotivi ci lasciano spesso con i muscoli stanchi e tesi. Sia nella lotta che nella fuga il sangue continua ad essere deviato dalla corteccia cerebrale. Quest’area contiene il nostro intelletto, la nostra facoltà di pensiero cosciente ed è destinata a dirigere la soluzione dei nostri problemi complessi. Più stressati siamo più quest’area viene chiusa.
Centri più antichi e primitivi del cervello vanno al controllo. In quelli le decisioni vengono prese inconsciamente basandosi sull’istinto. La sopravvivenza fisica è lo scopo primario.
Fortunatamente i nostri motivi di stress di solito si dileguano da soli o altrimenti ci arrangiamo a liberarcene. Fino a quando noi reagiamo con efficacia bruceremo gli ormoni da stress che circolano nella nostra corrente sanguigna e i nostri corpi torneranno pian piano normali. Talvolta però gli sforzi che facciamo per fronteggiare il cambiamento ci portano al limite delle forze. Allora un altro meccanismo protettivo, il terzo stadio dello stress, agisce come protezione a questo punto.
STADIO 3: SOPRAFFATTI
Diventiamo di cattivo umore, squilibrati, non sappiamo a che santo voltarci, andiamo in pezzi, perdiamo la testa, non riusciamo a pensare correttamente. Siamo al limite delle nostre capacità mentali. Abbiamo tutti sperimentato gli spiacevoli sintomi della sopraffazione. Pochi di noi però sanno che questo stadio ha lo scopo di prevenire dosi fatali di stress e che il disorientamento fisico e mentale che sentiamo in realtà è un aiuto.
Ci sono momenti quando nel nostro sangue viene immersa una overdose di ormoni, di ormoni da stress. Le reazioni che essi determinano, di solito benefiche, cominciano a sconvolgere la chimica del nostro corpo. Trattare problemi di lunga durata, per esempio, può esaurirci. Un gran shock emotivo può mandare alle stelle i nostri ormoni da stress, i cambiamenti possono susseguirsi troppo rapidamente. Viene il momento in cui dobbiamo fermarci e recuperare l’equilibrio interno. Se non lo facciamo le nostre reazioni fisiologiche rischieranno di ammazzarci. Il meccanismo di sopraffazione si assicura che noi ci fermiamo in tempo.
In contrasto con lo stadio di risposta che ci mobilita per far fronte ai cambiamenti, lo stadio di sopraffazione ci smobilita. Il sangue viene ritirato dalle membra e inviato agli organi addominali, là il fegato, i polmoni e i reni cominciano a togliere gli ormoni da stress. Con meno sangue nei muscoli le nostre gambe e le nostre braccia cominciano a muoversi più faticosamente. Nello stesso tempo cambiamenti di circolazione nel cervello continuano a ridurre le nostre capacità mentali e ad impedirci di reagire troppo facilmente alle novità.
Basse dosi di stress portano a bassa sopraffazione. Diventiamo inclini agli incidenti, perdiamo interesse troppo facilmente e facciamo errori nell’inseguire compiti di routine. Sentiamo di solito una vaga sensazione di “essere indietro” o tendiamo a procrastinare. Uno stadio più forte di “sopraffazione” provoca un annebbiamento della mente, totale disattenzione, e persino vertigini. A questo livello l’attività fisica esige uno sforzo maggiore. Si sperimenta la fatica che non viene cancellata dal sonno. Poiché nel ventre si è raccolto più sangue sentiamo spesso pesantezza in quel punto e vogliamo sederci o stare sdraiati.
Gli alti valori di “sopraffazione” sono facili da individuare: noi sveniamo, le notizie impressionanti e dolori insopportabili provocano quella risposta che rappresenta l’ultima difesa contro situazioni che per noi sono troppo dure da maneggiare.
Nancy osserva anche che noi siamo disperati nello stadio di “sopraffazione” poiché riconosciamo di aver perduto il controllo, ma la vera funzione di tale stadio è protettiva. Essa indica che occorre un periodo di recupero dopo uno di stress affinché i nostri corpi possano fare le riparazioni e ricominciare.
Ci interessa molto il modo come funziona la corteccia cerebrale quando siamo sotto stress, perché la teoria ce sta dietro la tecnica dell’alleviamento dello stress emotivo che usiamo in T.F.H. è che mettersi in contatto con le eminenze frontali restituisce alla corteccia il giusto afflusso di sangue in maniera che noi possiamo trattare lo stress coscientemente piuttosto che incoscientemente.
Ricerche recenti indicano che mentre i centri del cervello inferiore possono controllare molte delle nostre risposte allo stress, certe risposte sono assunte dalla corteccia cerebrale. La corteccia frontale del cervello regola il ritmo del cuore e la sua forza di contrazione e si assume certe altre funzioni del corpo togliendole al cervello inferiore nei periodi di stress. Eppure la corteccia cerebrale può causare delle reazioni eccessive allo stress conducendo in certi casi ad infarti fatali. È stato scoperto che almeno il 15% delle vittime di crisi cardiache non mostravano blocchi alle coronarie quando qualche cosa di diverso dalla riduzione del flusso sanguigno era responsabile di tali morti. Il Dr. J. Skinner della Facoltà di Medicina di Baylor ha dimostrato che gli animali possono morire per fibrillazione (contrazione irregolare del muscolo cardiaco) anche quando l’afflusso di sangue verso il cuore è sufficiente. Il Dottore ha anche dimostrato che gli animali con afflusso di sangue ridotto al cuore non soffrono di fibrillazione se non sono sotto stress. Nessuna risposta cardiaca allo stress ha luogo se il cervello frontale è rimosso o se la corteccia frontale è bloccata. (Psicologia oggi, luglio 1980, pag. 124).
Che cosa impariamo da questa ultima ricerca?
Possiamo concludere che i cambiamenti nell’afflusso del sangue alla corteccia cerebrale quando siamo sotto stress possono essere un fattore che non solo diminuisce la nostra abilità di pensare e di trattare lo stress coscientemente ma che possono direttamente far iniziare alcune delle iperreazioni del nostro sistema. Quando usiamo le tecniche di T.F.H. possiamo normalizzare le funzioni della corteccia cerebrale per poter ritornare ai soliti modelli di pensiero e di risposte corporali anche se abbiamo fronteggiato uno stress.






