Come il cervello influisce si di noi
DIFESA
E fondamentale comprendere “la risposta di difesa” per capire perché avviene una variazione della risposta muscolare. Abbiamo una neurologia che ci richiede di adattarci ai cambiamenti nel modo migliore e più efficiente. Per comprendere meglio il concetto, vediamo cosa nel cervello mantiene questa risposta di difesa.
Qui di seguito c’è una semplice descrizione di come il cervello funziona in una delle molte diverse situazioni della vita – lo stress.
Stress E Distress
La parola STRESS non è in realtà una descrizione accurata di ciò che accade nel cervello o a noi. Una descrizione migliore di ciò che chiamiamo stress è DISTRESS. Questa è di fatto la nostra reazione allo stress, piuttosto che lo stress stesso. (1) Noi siamo strutturati per funzionare sotto stress. Lo stress è semplicemente ogni sfida della vita che ci spinge a metterci in moto e fare qualcosa. Questi stress possono essere anche cose semplici come il respirare. Sì, anche la respirazione è vista come uno stress, una sfida per mantenere il flusso di entrata e di uscita di ossigeno e sostanze chimiche. Se non respirate, entrerete in un tipo diverso di reazione interna. Questa reazione è chiamata DISTRESS.
Sempre all’erta
Non abbiamo bisogno di qualcosa di così ovvio come il respirare per attivare reazioni di stress.
È comune a tutti noi l’effetto di una vita piena di incongruenze e pressioni. Una volta che abbiamo fatto esperienza di queste pressioni, ci mettiamo in moto per proteggerci da esse. Sempre all’erta per evitarle, cominciamo a difenderci da esse, sia che siano realmente presenti, sia che siano immaginarie.
In questa reazione di difesa entriamo del distress e nel nostro cervello avviene un cambiamento.
È questo cambiamento che diventa il nostro peggiore nemico neurologico e, di conseguenza, funzionale.(2,14)
Modelli di Comportamento
Il cambiamento che avviene nel cervello in risposta a qualsiasi reazione di distress, può diventare facilmente una risposta abituale e condurre alla perpetuazione di modelli comportamentali, che magari non ci piacciono o non vogliamo.(3)
Cosa cambia nel cervello e cosa possiamo fare al riguardo? Per rispondere a questa domanda dobbiamo conoscere le basi del funzionamento del cervello.
I due emisferi del cervello lavorano fianco a fianco per creare il riferimento che ci consente di vedere le cose in modi diversi, così che possiamo imparare attraverso il confronto. Per fare questo gli emisferi devono essere in grado di comunicare l’uno all’altro le loro rispettive visioni. Questo avviene attraverso le connessioni neurali esistenti tra di essi, conosciute come Corpo Calloso. Il Corpo Calloso (CC) funziona come un circuito relè tra i due emisferi e le differenti funzioni eventualmente attive in ogni istante.
Ogni emisfero può limitare o eliminare completamente qualsiasi numero o tipo di segnale verso il e dal CC. In condizioni normalità ciò accade solo per mantenere un equilibrio di segnali attraverso il CC. In condizioni anomale questi segnali possono venire limitati fino al punto di compromettere il normale funzionamento.
Reazione di Sopravvivenza
Quando sono in corso circostanze anomale, la risposta è che il cervello pensa di essere stato attaccato. Noi abbiamo un istinto di sopravvivenza molto potente (Cervello Rettiliano), programmato per sopravvivere ad ogni costo, anche un costo neurologico. Quando il cervello entra in reazione di sopravvivenza, al suo interno avvengono una serie di cose. Sotto stress il cervello utilizza molto sangue, fino al 30% della quantità totale del corpo. Questo include il 30% dell’energia nutritiva, degli zuccheri e del contenuto di ossigeno. In stato di difesa questo sangue è necessario ai muscoli del corpo per “Lottare” o “Fuggire”. Quindi il cervello limita deliberatamente l’attività del CC per indirizzare il sangue (e quindi l’energia) solamente alle aree vitali. Il cervello funziona ora con una quantità minima di risorse.
Durante le reazioni di sopravvivenza il cervello usa solo poche parti della sua struttura per mantenere la sua esistenza, e di solito lo fa in base alle risposte precedenti.
Andare al minimo
Le ricerche più recenti sul funzionamento del cervello suggeriscono che aree specifiche del cervello costituiscono un segnale di “andare al minimo” per il resto del cervello. Per stabilire quando il cervello ha bisogno di andare al minimo, questa area deve essere connessa ad entrambi gli emisferi ed essere in una posizione in cui poter utilizzare meno energia possibile. Quando siamo in stato di difesa, è l’emisfero sinistro che controlla le nostre azioni e, come ci si aspetterebbe, queste aree di “andare al minimo” si trovano anch’esse nell’emisfero sinistro.
Quando viene inviato il segnale “andare al minimo”, il CC interrompe i suoi segnali all’emisfero destro e ai lobi frontali di entrambi gli emisferi. Il sangue utilizzato da queste aree viene ora indirizzato ai muscoli del corpo per aiutare nella difesa di sopravvivenza.
Il cervello ora risponde in base ad una neurologia basata sulla memoria, non in base ad associazioni o nuove opzioni. Ciò significa che ci difendiamo nello stesso modo in cui lo abbiamo fatto l’ultima volta e la volta prima, ecc…..
I lobi frontali che normalmente creerebbero delle opzioni (8) più adeguate alla minaccia attuale, non sono in grado di influenzare le azioni del cervello. Questa è una reazione normale e alla fine rientra non appena il pericolo è passato. O almeno dovrebbe. Sfortunatamente non sempre avviene e così rimaniamo bloccati costantemente in modalità di sopravvivenza.
Come influisce su di noi?
La difesa come abitudine
Con l’aumento del numero di minacce percepite nella nostra vita, diventiamo molto abili ad entrare in questo modello di reazione di distress. Man mano che miglioriamo nel farlo, prendiamo
l’ ABITUDINE di stare in modalità di reazione di difesa, CONTINUAMENTE. (4) Ciò significa che quando vogliamo utilizzare qualche altra funzione cerebrale, come per esempio apprendere, lo troviamo difficile perché i due emisferi non lavorano insieme o non impiegano tutte le loro possibilità. Ci è difficile concentrarci, pensare con chiarezza, ricordare, o addirittura coordinare compiti semplici. Potremmo aver bisogno di rileggere più e più volte lo stesso paragrafo per comprenderne il significato.
Cosa fare al riguardo?
Rieducare il cervello
Il segreto per scoprirlo sta in due fattori. Il primo è di rieducare il cervello a non entrare in stato di reazione di difesa (distress). E il secondo è riportare di nuovo il sangue e i suoi nutrimenti alle aree che ne sono state private. Fortunatamente queste due azioni si sostengono una con l’altra e possono essere fatte contemporaneamente.
Alleviamento dello stress Emotivo
Il sangue affluisce a qualsiasi parte del corpo che viene toccata. Così se vogliamo che il sangue ritorni ai lobi frontali per attivarli, teniamo la mano sulla fronte. Se vogliamo che le aree posteriori del cervello vengano attivate, mettiamo la mano sulla parte posteriore della testa.
Questo stimola il flusso sanguigno verso queste aree e attiva la funzione delle aree permettendo la ricerca di una soluzione o risposta più appropriata alla minaccia.
Nuovi pensieri
Per aiutare ad allenare il cervello a rispondere in maniera diversa, chiediamo alla persona di pensare e descrivere nuove modalità di gestire la minaccia, fino a quando sente che non c’è più alcuna minaccia. Alla fine il cervello troverà un’opzione migliore e la persona userà questa invece la vecchia reazione di “sopravvivenza a tutti i costi”.
Modelli di difesa
Noi abbiamo un certo numero di meccanismi di difesa, che possiamo utilizzare in ogni momento, in ogni circostanza, senza neppure accorgerci che lo stiamo facendo. Alcune di queste modalità di difesa sono più evidenti agli altri che a noi stessi, a volte a noi non lo sono per niente. Alcune non sono così ovvie ed è possibile che neppure le riconosciamo come meccanismi di difesa.
Esistono diversi livelli di difesa, che vanno da modelli minori a modelli più importanti. Possono essere fisici, emotivi, mentali e persino neurologici. (5) Nel corso della nostra vita, noi li usiamo tutti per poterci difendere da qualcosa. Essendoci abituati a difenderci continuamente, condizioniamo la nostra vita facendo diventare “normali” un numero sempre maggiore di risposte di difesa. Questo ci porterà ad ottenere esattamente il contrario di ciò che desideriamo realmente.





